“C’è chi dice che da questa crisi si esce con una maggiore competitività e concorrenza. Noi diciamo che si esce dalla crisi recuperando capacità di cooperazione e solidarietà”.
Lo diceva, esattamente un anno fa nella scorsa edizione di “Fa’ la cosa giusta!”, Roberto Mancini, filosofo e straordinario profeta del nostro tempo.
Servono luoghi, persone, esperienze -continuava Mancini- che rendano evidente che questo modo di agire è possibile e porta buoni frutti.
Ecco, “Fa’ la cosa giusta!” è innanzitutto questo: un momento in cui emergono modelli di mercato, di produzione e di consumo che tengono conto anche del valore sociale delle merci e dei comportamenti, non solo del loro valore economico. Ci sono centinaia di esperienze in fiera che vanno in questa direzione: imprese che fanno fronte alla crisi e provano a immaginare, e a scommettere, su un futuro diverso. Associazioni capaci di mettere in rete, moltiplicandoli, sperimentazioni e saperi. Designer e professionisti che hanno cominciato a interrogarsi sull’etica, oltre che sull’estetica, del loro lavoro. Amministratori che, in tempi di tagli alle finanze locali, tornano a ragionare insieme sul valore e la tutela del territorio, e provano a realizzare una convivenza capace non solo di consumare (suolo, acqua e aria) ma di realizzare servizi efficienti a costi ragionevoli per tutti.
Insomma, c’è un mondo che ormai da sette anni si dà appuntamento a “Fa’ la cosa giusta!”: un mondo pieno di idee e di forze giovani, che immagina un futuro inclusivo e non esclusivo, un mondo sorprendente nella capacità di pensarsi insieme.
Dopo sette edizioni di Fa’ la cosa giusta! noi sappiamo -come Mancini- che siamo stupidi se pensiamo di tornare a vivere come prima.
Miriam Giovanzana
Direttore editoriale di Terre di mezzo













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